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Settembre 2008

Quale giustificazione alla sperimentazione animale ?

Oggi il dibattito non è solo di natura etica, connesso all’utilizzazione di animali ed alle sofferenze che l’uomo infligge a questi ultimi. Esiste anche un risvolto scientifico che deve convincerci a rifiutare la sperimentazione animale ai fini della ricerca medica.
Sostenere che l’animale è un modello inadeguato per lo studio dell’uomo non è una novità. E se la maggioranza degli scienziati riconoscono che le innumerevoli differenze biologiche tra l’uomo e l’animale “sollevano problemi per l’interpretazione dei risultati”, è chiaro che non ci si trova più nell’impossibilità di contemplare alternative alla sperimentazione animale.

Metodi alternativi: progressi spettacolari

Da una decina di anni, lo sviluppo di nuovi modelli di ricerca che non comportano il minimo utilizzo di animali è assolutamente spettacolare. Tanto più che alcuni di questi modelli, correntemente utilizzati oggi, erano considerati impossibili da mettere a punto ancora pochi anni fa.
Potremmo rallegrarci dei progressi compiuti in così poco tempo. Purtroppo, non hanno, almeno per il momento, suscitato un vero e proprio cambiamento nella pratica in seno ai laboratori. L’animale continua ad essere utilizzato nella ricerca, nella stessa misura di sempre, allorchè il finanziamento stanziato per lo sviluppo di nuovi modelli alternativi è derisorio.

Nell’ambito della ricerca privata, svolta per lo più dai gruppi farmaceutici, è abbastanza comprensibile. Per esempio, leggendo i conti annui dei giganti farmaceutici come Novartis o Roche, che nel 2007 hanno registrato utili netti di 13,2 miliardi di franchi per la prima, e 11,4 miliardi per la seconda, ci si rende conto che un franco investito nella ricerca (tra il 15 ed 20% della cifra d’affari) ne frutta quasi due (1).
Se è vero che gli azionisti sono soddisfatti dell’aumento dei dividendi (2), i quadri di queste società non son da meno, in quanto si concedono remunerazioni stratosferiche: 17 milioni di stipendio per il direttore della Novartis, 21 per quello della Roche.  Si capisce dunque perchè nessun gruppo farmaceutico abbia interesse a modificare le proprie pratiche. Malgrado il fatto che poche nuove molecole attive siano commercializzate, che le prassi di omologazione dei nuovi farmaci siano lunghe e costose e che un gran numero di farmaci non superino i test in fase 3 per via degli effetti  negativi (3), la ricerca sugli animali accumula ingenti profitti.

Invece, nell’ambito della ricerca pubblica, la carenza di sostegno ai metodi alternativi è addirittura drammatica. Questa assenza di sostegno non è dovuta ad una qualsiasi rimessa in questione di questi modelli per la ricerca. Oggi non suscitano più l’ilarità che invece suscitavano nei corridoi delle facoltà universitarie qualche anno fa. Oggi, nessun gruppo di ricerca può fare a meno di questi modelli per avviare un progetto. Per motivi principalmente economici, ma anche perchè in molti casi apportano risposte più interessanti rispetto agli esperimenti in vivo praticati sugli animali.
La spiegazione di questa assenza di sostegno va cercata altrove: la ricerca medica è letteralmente in mano a trust di scienziati che vivono della vivisezione e che sono incapaci di immaginare la ricerca senza animali. Questi scienziati occupano posizioni prestigiose nei nostri atenei: rettori, presidi di facoltà, direttori di dipartimenti o di gruppi di ricerca. E con queste persone, non c’è da sperare alcun cambiamento. Hanno un bel dire che la ricerca con gli animali “costa caro”, che fanno tutto il possibile per limitarne l’utilizzazione allo “stretto indispensabile”, di fatto sono più occupati a difendere i loro posti di lavoro contabilizzando il numero di pubblicazioni scientifiche che a sostenere o incoraggiare lo sviluppo di nuovi metodi di ricerca che potrebbero rivelarsi più proficui dei loro.

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Sopprimere l’utilizzazione di animali per la ricerca



Ben inteso lamentiamo l’assenza di sostegno ai metodi alternativi da parte delle nostre istituzioni. Ciò detto, esiste un modo semplicissimo di favorirne lo sviluppo: sopprimiamo l’utilizzazione degli animali nei laboratori e saremo stupefatti nello scoprire nuove possibilità offerte alla ricerca medica. Tutti questi scienziati che svolgono sperimentazioni animali sono molto più intelligenti di quanto vogliano ammettere. Sopprimere gli animali consentirebbe di mettere a punto in poco tempo nuovi metodi alternativi per i quali, in tempi normali, ci sarebbero voluti decenni per vederli coronati da successo, per mancanza di risorse finanziarie.
Sopprimere gli animali non sarà un freno alla ricerca, anzi, le imprimerà un nuovo slancio salvatore.

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Note

(1) Investimementi nel 2007 nel settore « Ricerca e Sviluppo » :
Novartis : 7,7 miliardi investiti a fronte di un fatturato di 40 miliardi.
Roche : 8,3 miliardi per un fatturato di 46 miliardi.
Merck Serono : 1,6 miliardi per un fatturato di 7,1 miliardi.

(2) Novartis ha versato 1,60 franchi (+ 19%) di dividendi ai suoi azionisti nel 2007, che rappresenta l’11° aumento consecutivo (1,35 franco per azione nel 2006 1,15 franco nel 2005) del dividendo dalla creazione di Novartis nel 1996.
Per la 21a volta consecutiva, gli azionisti della Roche hanno incassato dividendi superiori (+35%) a quelli dell’anno precedente.

(3) Bisogna contare circa 10 anni tra la concezione e l’eventuale messa sul mercato di un nuovo farmaco.
Numero di farmaci in fase di sviluppo in Europa nel 2007
Preclinico: 680 (di cui 49 in Svizzera), fase 1 : 295 (21 in Svizzera), fase 2 : 495 (40 in Svizzera), fase 3 (presentazione imminente della domanda di omologazione) : 143 (22 in Svizzera).
Con un totale di 132 farmaci in fase studio, la Svizzera occupa il quinto posto dietro Inghilterra (361), Germania (262), Danimarca (188) e Francia 173).
Novartis conta 76 « progetti », di cui una cinquantina in fase clinica 2 o 3.

Negli Stati Uniti, la FDA (« Food and Drug Administration », ente incaricato di autorizzare la commercializzazione dei farmaci sul territorio statunitense) ha approvato 5 nuove molecole nel 2007. 26 farmaci (di tutte le categorie) sono stati approvati (36 nel 2006).

In Europa, l’EMEA  (European Medicines Evaluation Agency – che valuta, coordina e controlla lo sviluppo dei nuovi farmaci nell’Unione europea) ha approvato 4 nuove molecole e 13 farmaci.


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