Vivisezione autorizzata in Svizzera su 100 uccelli

Errori, menzogne o omissioni volontarie delle autorità
 

Maggio 2008

Non è difficile dire tutto quello che passa per la testa quando è poco probabile che siano resi pubblici i documenti in grado di contraddire quanto si afferma. Se non avessimo avuto accesso a diversi documenti confidenziali, saremmo rimasti all’oscuro degli errori, menzogne o omissioni volontarie delle autorità cantonali e federali.
L’elenco delle inadempienze attribuite alle autorità è costernante. Eccone alcune:

Ufficio veterinario cantonale

1. Accordo per praticare incisioni nel vivo (senza anestesia nè somministrazione di analgesici) su uccellini, per introdurre sotto la pelle delle compresse di corticosterone :

Nell’articolo del Solothurner Zeitung pubblicato il 20 aprile 2007, relativamente agli esperimenti svolti dal Dott. Bize all’origine della morte degli uccelli, l’UVC dichiara:
«  Lo scopo di tale esperimento era di conoscere gli effetti sullo sviluppo degli uccelli in seguito allo stress subito ». Questo esperimento era pertanto giustificato e non presentava nulla di eccezionale. « Esperimenti simili erano stati praticati su altre specie di uccelli. Da un punto di vista medico, questo intervento non comportava grandi sofferenze ».

Un esperimento che comporta l’incisione nel vivo su un animale senza anestesia si chiama vivisezione. Questa pratica è assolutamente eccezionale in Svizzera, in quanto l’anestesia degli animali è quasi un obbligo legale (art.11 LPDA) difficilmente evitabile nell’ambito degli interventi chirurgici (art.16 LPDA, comma 2). A quanto pare, questo non vale per Soletta, poichè per ottenere l’autorizzazione di operare animali senza anestesia, è bastato che il Dr Bize lo annunciasse all’UVC :
« da osservazioni preliminari risulta che non vi è reazione al dolore al momento della posa della compressa di corticosterone, sicchè questa procedura non necessita anestesia ». 

Nello stesso articolo, in risposta alla denuncia sporta contro il Dott. Bize, la veterinaria cantonale di Soletta dichiara poi :
« Esamineremo le future domande più dettagliatamente », pur ritenendo che a tutt’oggi le domande sono sempre state verificate dal punto di vista della loro necessità. « Le autorizzazioni sono state rilasciate con molta riserva ».

I documenti consultabili nella cronologia stanno invece a dimostrare che non è mai stata emessa la minima riserva nei confronti degli esperimenti del Dott. Bize.

2. Autorizzazione rilasciata ad un ricercatore che non ha la formazione richiesta per dirigere sperimentazioni animali :

Per essere responsabili di un esperimento, occorre che la formazione del ricercatore soddisfi i requisiti dell’art. 59d dell’OPAn. Se talvolta accade che certi cantoni autorizzino uno scienziato a praticare un esperimento allorchè non possiede la formazione richiesta, ciò avviene a condizione che sia prevista una supervisione da parte di uno scienziato la cui formazione risponde ai requisiti legali. In un laboratorio, è relativamente facile garantire che uno sperimentatore sia correttamente inquadrato.

Per quali motivi l’UVC ha autorizzato il Dott. Bize ad iniziare gli esperimenti prima di avere la formazione richiesta dall’OPAn ? Mistero. Ma il fatto che sia stato autorizzato ad intervenire da solo, in piena natura, senza il minimo controllo, è assolutamente sbalorditivo. L’UVC si è almeno accertato che il Dott. Bize avesse le competenze necessarie per operare animali, per esempio controllando i suoi primi interventi? No. Nessun collaboratore dell’UVC ha ritenuto utile uscire dal suo ufficio per assistere anche al più piccolo esperimento praticato su questi uccelli.
E cosa pensare della decisione dell’UVC che ha consentito al Dott. Bize di seguire la formazione richiesta 5 mesi
dopo aver svolto gli esperimenti previsti, allorchè aveva già operato 36 uccelli ?

3. Sottovalutazione del grado di gravità degli esperimenti del Dott. Bize :

Come ha proceduto l’OVC per valutare in « gradazione 1 » un esperimento che consiste nell’incidere nel vivo un centinaio di animali? Eppure questa gradazione comprende soltanto « Interventi e manipolazioni che provocano negli animali una sofferenza leggera e di breve durata ». Gli esperimenti sono classificati secondo una gradazione da 0 a 3 ( il grado 3 comprende gli esperimenti che possono causare la morte dell’animale): l’UVC ha volutamente sottovalutato questo esperimento per evitare di procedere ad un esame troppo approfondito del dossier ? E’ un fatto risaputo che per far fronte alla mole di domande di sperimentazioni animali presentate in Svizzera, la maggior parte delle autorità cantonali non esaminano seriamente le domande in gradazione 1, ma si concentrano sulle domande in gradazione 2 o 3, più dolorose per l’animale e soprattutto meno numerose. Comunque sia, classificando la domanda del Dott. Bize in gradazione 1, l’UVC dimostra chiaramente che che nessuno in seno all’UVF ha seriamente controllato la validità dell’autorizzazione.
Ma quello che più sconvolge è che, alla consegna del rapporto C all’UVC il 10 febbraio 2007, in cui il Dott. Bize annuncia la morte di animali a seguito degli interventi da lui praticati, l’UVC persiste nel sottovalutare questi esperimenti classificandoli in gradazione 2, prima di trasmettere questo rapporto all’UVF.

4. Domanda di sperimentazione animale volontariamente sottratta all’esame ed al preavviso di una commissione cantonale :

Ogni cantone che autorizza esperimenti sugli animali ha l’obbligo di creare una commissione, indipendente dall’autorità cantonale, che deve dare un preavviso per ogni nuova domanda o per domande complementari di sperimentazioni animali. Non si tratta di una misura  « lasciata alla discrezione di ciascuno » bensì di un obbligo legale prescritto dall’art.18 della LPDA e dall’art.62 dell’OPAn.
Il fatto che l’UVC abbia volutamente sottratto questa domanda all’esame di una commissione indipendente è inaccettabile, in quanto non si tratta di un errore amministrativo dovuto all’incompetenza di questo ufficio, bensì di un’azione deliberata. È peraltro più che increscioso che l’UVC non abbia mai avuto il coraggio di riconoscerlo ed anzi abbia cercato di negarlo piu volte.

5. Assenza di investigazione per determinare le cause della morte degli uccelli: 

Due rondoni rinvenuti feriti il 26 e 28 luglio 2006 sono stati trasportati in una stazione ornitologica dove sono morti qualche giorno dopo. Pur essendone stato informato, l’UVC non ha svolto alcuna investigazione nè chiesto di vedere i cadaveri. È la stazione che decide di inviare 7 mesi dopo, uno dei cadaveri congelati in Germania per autopsia. L’analisi rivela la presenza di un « corpo estraneo » (la compressa di corticosterone), ma attribuisce la morte dell’animale ad un’infezione eventualmente successiva all’intervento. Il Dott. Bize sostiene dal canto suo che la morte degli animali è dovuta al sovradosaggio delle compresse di corticosterone.

L’UVC chiede di recuperare il « corpo estraneo » di cui gli viene detto che è « conservato in laboratorio » e che « è a disposizione per analisi farmaceutiche » ? No.

L’UVC chiede di recuperare le analisi del sangue (che mettono in evidenza un alto tasso di corticosterone) che il Dott. Bize sostiene di aver fatto esaminare dalla stazione ornitologica di Sempach ? No.

Una volta informato che degli uccelli sono stati trovati feriti sulla via pubblica, l’UVC si reca sui luoghi dell’esperimento per rendersi conto se altri uccelli sono nello stesso stato ? No.

Nella nostra lettera indirizzata all’UVC il 25 maggio 2007, abbiamo manifestato la nostra sorpresa di fronte al divieto imposto ai veterinari di raccogliere e curare i rondoni feriti. Abbiamo tra l’altro detto:
« Raccogliere e curare questi animali non rientra soltanto nella normale protezione degli animali, bensì presenta anche l’interesse di poter valutare scientificamente l’impatto degli esperimenti del Dott. Bize sugli animali. E’ risaputo che gli effetti attesi sugli animali, quali descritti dagli scienziati, non sempre corrispondono alla realtà. Talvolta per ignoranza ma anche per omissione volontaria intesa ad agevolare il rilascio di un’autorizzazione. Pertanto, valutare l’effetto reale delle manipolazioni sugli animali in corso di esperimento può consentire all’autorità cantonale di intervenire tempestivamente imponendo oneri supplementari, se non addirittura esigendo l’interruzione dell’esperimento».

Non possiamo che constatare che l’autorità cantonale non ha proceduto al minimo controllo di esperimento. Eppure, non solo quest’ultimo è prescritto dalla legge, ma per di più sarebbe stato facile per l’amministrazione allestirlo: quando si operano nel vivo degli uccelli nel nido, incapaci di volare e per di più inanellati, è abbastanza semplice fare un conteggio degli uccelli qualche giorno dopo gli interventi chirurgici. E questo per assicurarsi dell’assenza di mortalità, ben inteso, ma soprattutto per verificare se le operazioni sono veramente prive di effetti negativi per gli animali. Pertanto, a causa dell’assenza di controllo da parte dell’autorità, è impossibile verificare se la dichiarazione del Dott. Bize relativamente a  4 animali morti (due trovati sulla via pubblica, gli altri due morti nel nido) corrisponde alla realtà. Altri animali morti avrebbero potuto essere facilmente eliminati.

6. Nessuna rimessa in questione delle affermazioni dello scienziato, che respinge ogni responsabilità nella morte degli uccelli :

Nel suo rapporto C che descrive gli esperimenti effettuati nel luglio 2006 e trasmesso all’UVC le 10 febbraio 2007, il Dott. Bize scrive :

« Per determinare l’effetto dell’ormone dello stress sullo sviluppo ed il sistema immunitario degli uccellini ho utilizzato compresse di corticosterone. Dette compresse erano fornite dalla Innovative Research of America (ref. G-111: dosaggio 25 mg per 7 giorni di apporto) e dovevano rilasciare regolarmente e costantemente corticosterone nel sangue per 5 - 7 giorni affinchè il corticosterone nel sangue fosse di 10-20 ng/ml superiore alla normale.
Durante l’esperimento è sopraggiunto un problema, in quanto contrariamente alla mia intenzione di aumentare il corticosterone (cort) negli uccellini a 10-20ng/ml, apparentemente le compresse della Innovative Research of America erano sovradosate. In collaborazione con il Dott. Lucas Jenni e la Dott.ssa Susie Jenni-Eiermann della Stazione svizzera di ornitologia nel gennaio 2007, abbiamo analizzato il tasso di corticoide negli uccellini 4 giorni dopo la posa ed abbiamo rinvenuto un tasso acuto (>100ng/ml) piuttosto che un tasso moderato (10-20ng/ml). Dopo discussione con il Dott. Jenni e la Dott.ssa Jenni-Eiermann sono venuto a sapere che in passato erano stati anche loro confrontati a problemi di surdosaggio. Il problema può essere dovuto al fatto che le compresse sono anzitutto testate su roditori di laboratorio (topi e ratti) e pertanto l’apporto di cort è soggetto ad una forte variazione quando le si utilizza sugli uccelli. I mammiferi non hanno lo stesso metabolismo. Il Dott. Jenni e la Dott.ssa Jenni-Eiermann utlizzano compresse della Innovative Research of America che provocano un aumento del tasso di cort molto inferiore a quelli che mi sono state vendute. D’altro canto, non abbiamo riscontrato differenze di tasso di corticosterone tra gli uccellini che avevano ricevuto un placebo ed i loro fratelli che non lo avevano ricevuto, ciò che significa che l’impianto non ha avuto effetti sulla salute degli uccelli. Apparentemente l’effetto negativo della sperimentazione svolta nel 2006 era dovuto ad un surdosaggio delle compresse fornite dalla Innovative Research of America. Si tratta di un triste ed increscioso errore che non potevo evitare ».

L’articolo del Solothurner Zeitung pubblicato il 20 aprile 2007 riferisce inoltre che « la dose nelle compresse utilizzate per i test in questione era certamente troppo elevata » e questo « contrariamente alle indicazioni del fabbricante, come sottolineato dal biologo ». Il Dott. Bize  suppone che questo abbia cagionato la morte degli uccelli. « Sono sinceramene desolato per quanto è accaduto » ha dichiarato il Dott. Bize che si è rivolto al fabbricante per chiarire come questo incidente abbia potuto verificarsi.

Interrogato dalla polizia il 18 agosto 2007, il Dott. Bize spiega:
« Ho fatto effettuare (n.d.l.r. : in seguito alla morte degli uccelli) analisi del sangue presso la stazione ornitologica di Sempach. Queste analisi hanno rivelato che le compresse avevano un dosaggio eccessivo. Era difficile prevedere questo incidente poichè non potevo sapere che queste compresse erano sovradosate in quanto erano state concepite appositamente per questo studio ».

Il Dott. Bize cita nel suo rapporto C intitolato « Host-parasite relationship in the system alpine swift/C. melbae », nonchè nella sintesi intitolata « Stress hormones, food shortages and parasitism : an experiment in the alpine swift (Apus melba) », l’utilizzazione di compresse « G-111: dosaggio 25mg perr 7 giorni d'apporto ». Basta dunque consultare il sito internet del fabbricante americano « Innovative Research of America » (I.R.A.) per rendersi conto che queste compresse non solo non sono « concepite appositamente per questo studio », ma che sganciano una dose di corticosterone molto più elevata di quella annunciata dal Dott. Bize. Tutto questo era perfettamente prevedibile; in effetti :

A) La tabella delle caratteristiche delle compresse G-111 fa menzione di 3 tempi di sgancio di questo composto farmacologico : 21 giorni, 60 giorni e 90 giorni.
Sono disponibili diverse dosi per compressa, che spaziano da 0.001 a 200 mg. Esistono effettivamente compresse da 25 mg, come descritto nel formulario C. Il sito del fabbricante I.R.A  precisa che il tempo minimo di sgancio del corticosterone per le compresse G-111 è di 21 giorni.

B) I rondoni adulti pesano tra 80 e 120 grammi. I giovani rondoni utilizzati per gli esperimenti del Dott. Bize avevano 40 giorni e dovevano pesare tra 45 e 50 grammi.

Se per i bisogni della dimostrazione prendiamo un uccellino sovradimensionato di 100 grammi, possiamo affermare che :

- 25 mg di corticosterone in 100 g d’uccello (si prende l’uccello intero e non solo il volume sanguigno) corrispondono a 0,25 mg di corticosterone per grammo d’uccello;
- Per uno sgancio di sostanza che si produce per 21 giorni in tutto il corpo, otteniamo 0,012 mg di corticosterone per grammo d’uccello al giorno.

In altri termini, questi 12 microgrammi/g d’uccello/giorno corrispondono a 12000 nanogrammi/g d’uccello/giorno. Considerando pertanto la corrispondenza 1 ml uguale 1 grammo (tutto il volume dell’uccello è costituito da sangue, esclusivamente ai fini della nostra dimostrazione!), questi 12000 nanogrammi di corticosterone per grammo d’uccello e per giorno corrispondono in ultima analisi ad una concentrazione di prodotto attivo COME MINIMO 600 - 1200 volte superiore a quella descritta nella domanda di ricerca.
Poichè da una parte il volume dell’uccellino è stato sopravalutato, e d’altra parte il volume sanguigno dell’uccellino corrisponde a meno del 50% del volume totale, è chiaro che la concentrazione finale di corticosterone che arriva nel sangue è ancora più alta di quella stimata sopra; dunque non si tratta più di un surdosaggio, ma di un iperdosaggio.

C) Le compresse di corticosterone erano di un altro tipo ? per esempio, vi è stato uno sgancio di prodotto su 90 giorni invece di 21 ?

Abbiamo allora uno sgancio di 2800 ng di corticosterone per grammo d’uccello e per giorno: questa concentrazione è ancora COME MINIMO 140 - 280 volte superiore alla quantità descritta nella domanda.

Nemmeno lo stress provocato dall’attacco di un « super-predatore » provocherebbe in un uccellino una simile produzione di corticosterone. Ed anche se fosse stata utilizzata una compressa di 0,25 mg (poco probabile poichè è scritto in due testi che sono state utilizzate compresse G-111 da 25 mg), la concentrazione sarebbe comunque stata COME MINIMO 6 - 12 volte troppo alta.

7. Nessun intervento per interrompere questi esperimenti malgrado la mortalità accertata!

Nell’articolo del Solothurner Zeitung del 20 aprile 2007, si poteva leggere:
« L’estate prossima, nessun rondone subirà sperimentazioni. Stando alla veterinaria cantonale, non è stata rilasciata alcuna autorizzazione ».

L’UVC ha inoltre confermato per iscritto al nostro avvocato in data 6 febbraio 2008 :
« Sono lieto di confermarLe che dal 2006 NESSUN esperimento è stato praticato su rondoni a Soletta. Nessun esperimento è stato sospeso in quanto o non vi era l’autorizzazione o non vi erano altri esperimenti in corso. I resoconti degli esperimenti del Dott. Bize nel 2006 ci avrebbero condotto, a prescindere dall’intervento della Signora Allemann alla fine del 2006, a non autorizzare il Dott. Bize a procedere ad ulteriori esperimenti senza presentazione di una richiesta supplementare ».

Il problema è che diversi documenti contraddicono le dichiarazioni dell’UVC :
La domanda di sperimentazione animale del Dott. Bize, trasmessa all’UVC il 9 maggio 2006, indica l’utilizzazione di 50 coppie (100 uccelli) per 2 anni. Il punto 5.1 della domanda è alquanto esplicito: « In un nido, un giovane riceverà una compressa di corticosterone mentre l’altro riceverà una compressa placebo. Si prevede di effettuare questo studio su circa 25 nidiate all’anno ».
L’autorizzazione rilasciata dall’UVC precisa inoltre che lo studio può essere portato avanti fino a luglio 2008.
Poichè il Dott. Bize ha dichiarato l’utilizzazione di 36 uccelli (18 coppie) nel 2006, ciò significa che era ancora in possesso di un’autorizzazione che gli consentiva di operare 64 uccelli (32 coppie) nel 2007 e nel 2008.

Dunque, come può l’UVC sostenere che « Nessun esperimento è stato sospeso in quanto o non vi era l’autorizzazione o non vi erano altri esperimenti in corso » ?

Per di più, quando il Dott. Bize trasmette il suo rapporto C il 10 febbraio 2007 all’UVC, scrive: « Durante l’estate 2007 ripeterò l’esperimento su un numero di uccellini meno importante (6-8 uccellini in ogni gruppo) (…). Conformemente alle nostre precedenti mail, mi metterò in contatto con il servizio veterinario prima di procedere ai primi innesti nel 2007 affinchè i vostri servizi possano autorizzare i miei metodi ».

L’articolo del Solothurner Zeitung del 20 aprile 2007 scrive inoltre:
« Per lui (n.d.l.r. il Dott. Bize), è chiaro che intende abbandonare questi esperimenti ».
Quello che è chiaro è che nell’aprile 2007, 9 mesi dopo i primi esperimenti del Dott. Bize, l’UVC non ha preso alcun provvedimento per sospendere l’autorizzazione rilasciatagli. E contrariamente a quanto affermato dall’UVC, sono la denuncia sporta e la pressione mantenuta ad aver consentito l’interruzione « naturale » di questo esperimento. Infatti, stando alle nostre informazioni, a tutt’oggi l’UVC non ha intimato al Dott. Bize alcun divieto di praticare nuovi interventi chirurgici su animali !

Ufficio federale di veterinaria

1. Assenza di intervento in materia di gradazione sottovalutata degli esperimenti :

Per quale motivo l’UVF non è intervenuto presso il cantone di Soletta per rivalutare la gradazione degli esperimenti ed imporre un controllo severo su questi ultimi ?
L’autorizzazione rilasciata il 4 luglio 2006, è sicuramente arrivata il 5 o 6 luglio all’UVF. Il fatto che già il 6 luglio, l’UVF abbia risposto per fax all’UVC dichiarando di non voler ricorrere contro l’autorizzazione rilasciata, sembra indicare che l’UVF ha trattato la richiesta del Dott. Bize in fretta e furia senza prenderne realmente visione.

2. Assenza di intervento nei confronti del cantone di Soletta, che non ha preso alcun provvedimento per interrompere gli esperimenti malgrado il decesso di diversi animali :

In tutta questa vicenda, l’UVF cerca di scaricare ogni responsabilità adducendo come pretesto che sono i cantoni ad avere l’obbligo di controllare la pratica della sperimentazione animale svolta sul loro territorio. Ci teniamo dunque a fargli presente l’art.35 della LPDA che precisa: « L’UVF esercita l’alta vigilanza della Confederazione sull’esecuzione della presente legge da parte dei Cantoni ». E l’art.70 dell’OPAn : « L’UVF provvede per un’esecuzione uniforme della presente ordinanza da parte dei Cantoni ».
Pertanto, quando un cantone non rispetta la legge, dà prova di cattiva volontà o negligenza nell’applicazione di quest’ultima, l’UVF ha l’obbligo di intervenire, come previsto dalla legge.
E se l’UVF a sua volta dà prova di cattiva volontà o di negligenza nell’applicazione della legge, la sua responsabilità è chiamata in causa.
E sapendo che è proprio l’UVF che è all’origine della stesura, delle modifiche ed addenda della Legge e dell’Ordinanza sulla protezione degli animali, c’è veramente da chiedersi se abbia la reale volontà di far applicare la legislazione vigente.