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Ordinanza del 29 febbraio 1988 sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici (Ordinanza sulla caccia, OCP) »» on line

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15 luglio 2012 – Entrata in vigore della nuova ordinanza sulla caccia

In programma : tiri di castori, lupi e linci

Soddisfazione degli ambienti venatori che finalmente potranno abbattere animali di una specie protetta. Il terribile castoro che scava gallerie su una sponda : da abbattere. L’altrettanto terribile lince che uccide un animale selvatico per nutrirsi : da abbattere. Per l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), incaricato dal Consiglio federale di rivedere l’ordinanza sulla caccia, si tratta di tutelare il diritto dei cantoni di trarre profitto dalle regalie della caccia.
Ben inteso, l’ordinanza prescrive numerose condizioni prima di rilasciare i permessi di abbattimento. Essendo tutte queste condizioni puramente soggettive e pertanto lasciate all’apprezzamento dei funzionari dell’UFAM, bisogna prepararsi al peggio. Non c’era comunque nulla di buono da aspettarsi da questa amministrazione, notoriamente favorevole agli ambienti venatori.

Violazione delle disposizioni legali

Più grave ancora è il fatto che la nuova ordinanza entrata in vigore il 15 luglio 2012 contiene una disposizione che viola l’articolo 5 della Legge federale sulla caccia. Nel suo progetto di ordinanza messo in consultazione dal 18 aprile al 15 luglio 2011, l’UFAM intendeva prolungare il periodo di abbattimento di cinghiali e cormorani ogni anno fino al 28 febbraio. Il problema è che la legge federale sulla caccia esclude gli abbattimenti a partire dal 1° febbraio.
Le leggi votate dal Parlamento ? A quanto pare l’amministrazione federale non se ne preoccupa se è nel suo interesse raccomandare altre disposizioni. La nuova ordinanza sulla caccia autorizzerà pertanto l’abbattimento di cinghiali e cormorani fino al 28 febbraio.
Scandaloso ? Forse. Però all’UFAM non gliene importa nulla. Non esiste alcuna via di ricorso per contestare l’entrata in vigore di un’ordinanza di applicazione, anche quando comporta disposizioni contrarie alla legge da cui dipende.

Il Parlamento vota le leggi, l’amministrazione poi fa quello che vuole

Non è la prima volta che un’amministrazione federale arrangia certe disposizioni votate dal Parlamento come le fa comodo. L’ordinanza relativa alla formazione degli operatori del settore veterinario pubblico (OForm RS 916.402), riveduta questa volta dall’Ufficio federale di Veterinaria (UFV), è impunemente contraria all’articolo 25 della Legge federale sulla protezione degli animali (LPAn).
L’UFV voleva abolire l’attività di vigilanza delle aziende agricole che detengono animali da parte di organismi indipendenti dalle autorità cantonali. In questo caso preciso, la LSCV che prendeva parte ai controlli dei luoghi che detengono animali a fini professionali (canili, rifugi per gatti, commerci zoologici, zoo, ecc.) era volutamente esclusa dai controlli adducendo il motivo che i suoi soci potrebbero avere un conflitto di interessi nell’ambito della loro missione (art. 2 comma 4 OForm). Problema : qualificata « mandato di prestazioni » dai lavori preparatori, questa partecipazione ai controlli è stata espressamente prevista dal legislatore. L’obiettivo : integrare nell’attuazione della LPAn le professionalità ed esperienze delle persone estranee all’amministrazione, come per esempio delle organizzazioni attive nel campo della protezione degli animali (cf. Messaggio del Consiglio federale del 9 dicembre 2002 relativo alla revisione della LPAn, in FF 2003 580, 590). In parole chiare, piuttosto che moltiplicare il numero di funzionari nei servizi amministrativi cantonali e formarli per un’attività di controllo, tanto vale delegare a persone appartenenti agli organismi interessati che già possiedono le conoscenze richieste per svolgere parte di questo lavoro, la cui qualità a sua volta sarebbe verificata per campionatura dal veterinario cantonale (art. 218 OPAn).

Che il controllo della qualità e della conformità della detenzione degli animali sia svolto da un organismo indipendente e possa essere oggetto di un minimo di trasparenza è sembrato del tutto insopportabile all’UFV che ha adeguato la propria ordinanza in conseguenza. Detta ordinanza è entrata in vigore il 1° gennaio 2012, nel più assoluto disprezzo dell’art. 25 LPAn. Anche in questo caso il legislatore non ha previsto alcuna via di ricorso.
Fino a quando ?


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