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16 settembre 2011

Rapporto sui risultati della procedura di consultazione della modifica della legge sulla protezione degli animali

Tra il 12 maggio 2010 ed il 31 agosto 2010, il Consiglio federale metteva in consultazione la modifica della Legge sulla protezione degli animali (LPAn), adottata dal Parlamento ed entrata in vigore nel settembre 2008.

Le modifiche proposte miravano articoli di legge già esistenti per consentire, ad esempio, il divieto del transito o del commercio di animali con anomalie genetiche (art.10, cpv.2 LPAn), o l’attuazione della mozione « Vietare il commercio e l’esportazione di pelli di gatti » (07.3848) adottata dal Parlamento.

Per quanto riguarda la sperimentazione animale, il progetto integrava peraltro nuove importanti disposizioni che la LSCV va rivendicando da diversi anni. Si trattava segnatamente dell'art. 20a "Informazione del pubblico", che conferisce una base legale al Consiglio federale per migliorare la comunicazione e la trasparenza sulla pratica della sperimentazione animale, nonchè l'art. 35b, che disciplina l’utilizzazione e l’accesso al sistema di informazione elettronica relativo agli esperimenti sugli animali.

Stando ai risultati della procedura consultiva pubblicata dal Dipartimento federale dell’economia (DFE) il 16 settembre 2011, il progetto ha dato adito a 149 prese di posizione, provenienti da 25 cantoni, 8 servizi cantonali, 6 partiti politici, 7 organizzazioni centrali, altre 71 organizzazioni, tra cui la LSCV.
Anche 32 organizzazioni, associazioni e privati non inclusi nella procedura hanno espresso il loro parere.

Sperimentazione animale – Presa di posizione per articolo

Articolo 20a : Sì all’informazione ma non per tutti

Art. 20a (nuovo) Informazione del pubblico
Il Consiglio federale regolamenta l’informazione del pubblico sulla sperimentazione animale.

Il rapporto del DFE indica che il contenuto di questo articolo è stato il più contestato : "a seconda dei casi, la proposta di regolamentazione dell’informazione nel settore della sperimentazione animale viene ritenuta insufficiente o, al contrario, eccessiva".

Favorevoli a questo nuovo articolo, la maggior parte degli organismi di protezione degli animali sostengono "la volontà di migliorare gli aspetti inerenti alla comunicazione e alla trasparenza in materia di esperimenti sugli animali ". Si rimprovera però all’articolo di essere insufficientemente dettagliato "poichè lascerebbe al Consiglio federale la facoltà di decidere quali informazioni sulla sperimentazione animale siano da rendere accessibili al pubblico e quali no".

Opposti a questo nuovo articolo, il Consiglio dei Politecnici Federali (CPF), nonchè l'Università ed il Politecnico di Zurigo (UNI/ETH) che evocano il rischio che "informazioni di più vasta portata potrebbero ad esempio essere utilizzate da oppositori radicali alla sperimentazione animale allo scopo di danneggiare le attrezzature o i beni di proprietà dei ricercatori o degli istituti di ricerca ". Secondo loro " il grado di complessità degli esperimenti li renderebbe comprensibili soltanto ad un’esigua minoranza dei cittadini". In termini chiari, i contribuenti sono dei poveri idioti, buoni soltanto a finanziare i loro esperimenti ed i loro stipendi.

Articolo 35b : Sì alla trasparenza ma non per tutti

Art. 35b (nuovo) Sistema d’informazione elettronico
1 La Confederazione gestisce un sistema d’informazione elettronico per agevolare l'adempimento dei compiti legali relativi alla sperimentazione animale e ai centri di detenzione di animali da laboratorio.

2 Nell’adempimento dei loro compiti legali, le autorià d’esecuzione possono trattare dati personali sensibili come pure profili della personalità e profili aziendali. Essi possono accedere a tali dati online.

3 Le commissioni cantonali per gli esperimenti sugli animali possono accedere, al fine di adempiere ai loro obblighi legali, ai dati concernenti le domande d’autorizzazione depositate negli altri Cantoni.

Attualmente ogni domanda di sperimentazione animale è trattata dal cantone in cui si svolgerà l’esperimento. Dunque è del tutto possibile che lo stesso esperimento si svolga per esempio nei cantoni di Vaud e Zurigo, senza che i rispettivi servizi veterinari nè le commissioni cantonali ne siano informati. E anche possibile che un esperimento utilizzi per esempio 1000 animali in un cantone, mentre un altro cantone autorizza l’utilizzazione di 500 animali per lo stesso identico esperimento. La LSCV ha denunciato questa situazione a più riprese dopo aver raffrontato, tra il 2006 ed il 2007, numerose pubblicazioni emanate dalle univeristà svizzere. Ne era chiaramente emersa l’utilizzazione abusiva di migliaia di animali e la proliferazione inutile di procedure sperimentali.

La creazione di questa base dati è pertanto importante non solo per l’informazione che offre, ma anche per il controllo che rende possibile. Se l’accesso ai dati è aperto, non sarà più possibile per l’autorità cantonale sottrarre al preavviso di una commissione, qualsiasi domanda trasmessale da un ricercatore. Se una banca dati di questo tipo fosse già esistita, non si sarebbero mai potuti produrre gli abusi delle autorità di Soletta nel 2006 per gli esperimenti del Dott. Pierre Bize, o quelli dei cantoni di Basilea Città ed Argovia nel 2010 per gli esperimenti per prodotti cosmetici.

E evidente dunque che questo tipo di accesso all’informazione dà i sudori freddi ai ricercatori. Tra le più vive opposizioni a questo progetto, spicca quella del CEPF che « respinge fermamente la proposta di concedere alle commissioni cantonali per gli esperimenti sugli animali il diritto di esaminare la documentazione relativa alle domande d’autorizzazione depositate in altri Cantoni e chiede di stralciare il capoverso 3. Quando viene presentata una domanda di autorizzazione, il compito principale di una commissione cantonale per gli esperimenti sugli animali consisterebbe nel ponderare, sotto il profilo etico, gli interessi in gioco nell’esperimento in esame. Le decisioni adottate da altre commissioni cantonali per gli esperimenti sugli animali riguardo a sperimentazioni simili rivestirebbero perciò una rilevanza scarsa o nulla. Inoltre il CPF suppone che l’applicazione del diritto d'esame degli atti comporterebbe un generale inasprimento della prassi in materia di autorizzazione. Per quanto attiene a raccomandazioni e vincoli, la possibilità di operare confronti spingerebbe le commissioni cantonali per gli esperimenti sugli animali a seguire una linea di condotta non meno restrittiva di quella adottata per domande d’autorizzazione simili già presenti nella banca dati. Le raccomandazioni fornite da altre commissioni e le decisioni adottate da altre autorità preposte all’autorizzazione influirebbero sulla ponderazione degli interessi mettendone direttamente a rischio l’autonomia, che potrebbe venire parzialmente o completamente compromessa ».

Ecco dunque il vero timore delle università, dei politecnici e dei laboratori farmaceutici : che le commissioni alibi istituite da certi cantoni, debbano giustificare la propria inattività e rendere conti. La commissione del cantone di Ginevra è stata sciolta proprio per questo motivo alla fine del 2008. Attendiamo con impazienza che lo stesso accada per altre commissioni cantonali. A meno che ancora una volta la spuntino gli ambienti della ricerca svuotando il progetto iniziale della sua sostanza.


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