Ma ne valeva veramente la pena?
Era veramente
necessario elaborare 226 articoli per illustrare
misure cosmetiche e pesantezze amministrative?
Dopo un primo progetto di ordinanza presentato
nel luglio 2006 e messo in consultazione
per 6 mesi, la sintesi delle prese di posizione
e le trattative portate avanti con le diverse
parti interessate, è stata
operata a fine 2007. Il testo finale, preparato
dall’UVF e reso pubblico lo scorso
mese di aprile, sembra completamente avulso
dalla realtà.
Obiettivo irrealizzabile
La nuova ordinanza, che entrerà in
vigore nel settembre 2008, si prefigge come
obiettivo principale la formazione dei detentori
di animali. Effettivamente, sulla quasi totalità delle
80 pagine di questa nuova ordinanza, molti
provvedimenti sono stati elaborati per garantire
che il futuro detentore di un animale ne
conosca l’ “utilizzazione” sotto
tutte le sue forme.
In quanto associazione di protezione degli
animali, ci si potrebbe rallegrare di queste
nuove disposizioni. L’animale non è un
oggetto. E la detenzione di animali dovrebbe
essere riservata a colui che si impegna ad
offrirgli la migliore esistenza possibile,
che si tratti di un cane, di una mucca o
di un coniglio.
Il problema è che questa nuova ordinanza è ben
lungi dal garantire una migliore detenzione
degli animali e rischia di essere un grosso
bluff.
Nessuna amministrazione cantonale possiede
i mezzi necessari per attuare questa ordinanza
quale è concepita. Ed è molto
probabile che nessun cantone stanzierà le
risorse finanziarie sufficienti per farla
applicare. Pertanto, i servizi tra l’altro
veterinari diventeranno uffici di distribuzione
di attestati, incaricati di calcolare il
numero di conigli che la Signora X potrà tenere
in giardino, o il numero di galline che il
Signor X potrà comprare. E attenzione
a chi non avrà il permesso conigli.
L’amministrazione prevede procedure
penali o sequestri di conigli?
La nuova ordinanza prevede anche numerosi
controlli. Benissimo : i canili, gli allevamenti,
le fattorie, gli stabulari. Tutti questi
controlli sono quantificati nella nuova ordinanza,
alcuni saranno annuali, altri da svolgere
ogni due anni... Ancora una volta, per mancanza
di mezzi da parte delle autorità cantonali,
questa situazione darà origine ad
un’organizzazione molto pragmatica
dei controlli: esclusivamente su appuntamento.
I controlli inopinati, non se ne parla più.
D’ora in poi solo controlli con appuntamento,
eseguiti in serie.
Eppure l’UVF avrebbe dovuto imparare
la lezione. È già così che
tutti i cantoni praticano da anni, dovendo
svolgere i controlli ufficiali imposti da
Berna. I cantoni hanno l’obbligo di
controllare un elenco predefinito di aziende
agricole che detengono animali di rendita?
Perfetto, queste aziende sono avvertite con
un mese di anticipo circa la data e l’ora
del controllo. Berna o i servizi cantonali
pensano veramente di scoprire una situazione
sfavorevole agli animali procedendo in questo
modo? È lecito dubitarne. Tanto più che
ora è possibile ridurre i versamenti
corrisposti direttamente all’allevatore,
se si riscontrano gravi lacune in materia
di protezione degli animali.
Dunque, invece
di una nuova ordinanza che di fatto è una caricatura delle esitazioni
e lacune dell’amministrazione burocratica,
avremmo preferito obblighi meno coercitivi
in termini amministrativi che consentirebbero
di mandare sul terreno i servizi veterinari
affinchè possano rendersi conto delle
condizioni reali di detenzione degli animali.
Controlli inopinati ben inteso. E la possibilità offerta
alle autorità di infliggere sanzioni
veramente dissuasive.
Miglioramento per gli animali
Se la nuova ordinanza è complessivamente
molto deludente, alcune nuove disposizioni
sono concretamente favorevoli agli animali.
Ci riferiamo anzitutto al miglioramento delle
condizioni di custodia. La socialità degli
animali è finalmente presa in conto,
con l’obbligo di custodirli in gruppo,
tranne qualche eccezione. La superficie minima
al suolo è stata (leggermente) aumentata
per gran parte delle specie animali elencate
negli allegati dell’OPAn. La custodia
con attacchi è più severa ma
purtroppo tuttora possibile per numerosi
animali allorchè è ingiustificata
nella maggior parte dei casi.
Sperimentazione
animale : i
ricercatori ritrovano il sorriso
Gli ambienti scientifici non avevano l’aria
molto contenta durante la fase consultiva
dell’OPAn. Dopo la nuova legge sulla
protezione degli animali votata dal Parlamento
alla fine del 2005, manifestavano il timore
di vedere il loro “lavoro” ostacolato.
Possono tirare un sospiro di sollievo, potranno
sempre, grosso modo, fare quello che gli
pare.
Le uniche misure vincolanti riguardano la
produzione e l’allevamento di animali
transgenici. Ma queste misure sono formulate
in modo talmente confuso che per gli scienziati
e le autorità cantonali, si tradurranno
semplicemente in una moltiplicazione di quei
formulari e rubriche da compilare che stanno
tanto a cuore a Berna. Invece, per gli animali
che soffrono di tutti i mali possibili ed
immaginabili per via delle molteplici modificazioni
genetiche cui sono sottoposti di forza, sono
previsti ben pochi miglioramenti.
L’unica avanzata positiva riguarda
l’obbligo imposto ai ricercatori di
ottenere un’autorizzazione per tutte
le utilizzazioni di animali. Ogni anno, circa
un terzo degli animali sono utilizzati in
Svizzera per esperimenti di grado 0. Poichè gli
animali sono uccisi prima di essere sottoposti
ad esperimenti, gli scienziati non hanno
bisogno di giustificarne l’utilizzazione.
In questi casi si tratta principalmente di
prelievi di tessuti o di dissezioni effettuate
dagli studenti. La nuova legge e l’ordinanza
sottopongono ad autorizzazione tutte le utilizzazioni
di animali, tranne qualche eccezione. Pertanto,
dovrebbe essere possibile opporsi a parte
degli esperimenti svolti oggi, per esempio
obbligando gli scienziati ad approvvigionarsi
presso banche di tessuti già operative.
Quanto alle dissezioni di animali, abbiamo
fondate speranze di vederne la scomparsa
definitiva in un prossimo futuro, grazie
ai metodi alternativi disponibili.
Ma tutto sommato è una
magra consolazione. Ancora una volta, non
possiamo che dirci profondamente delusi
da questa nuova ordinanza. |