Surdosaggio di pesticidi
Ancora una volta,
diverse analisi svolte dai chimici cantonali
hanno rivelato tassi di pesticidi troppo
elevati nella maggior parte dei prodotti
controllati. Questi prodotti provenivano
principalmente dalle grandi orticolture
dell’Europa meridionale.
La legge impone un tasso massimo per ogni
pesticida, senza vietare l’abbinamento
di diversi pesticidi (se ne possono riscontrare
fino a 8 diversi in un solo ortaggio o frutto);
c’è dunque da chiedersi come
ancora oggi i produttori riescono ad aggirare
la legge.
A meno che non vogliano creare nuove specie
mutanti. Ci si chiede anche come riescano,
malgrado l’accumulazione di sostanze
chimiche, a farcele ancora mangiare? Eppure,
certi chimici cantonali pubblicano da diversi
anni, sul loro sito internet, i risultati
delle analisi effettuate sui prodotti alimentari.
Prenderne visione è sufficiente per
far riflettere a quello che consumiamo.
Specialisti unanimi
Ben inteso, malgrado gli elevati tassi di
pesticidi riscontrati, nessuno di questi
prodotti è ritenuto « pericoloso » per
la salute. « Bisognerebbe mangiare
tre chili di insalata al giorno »,
oppure « bisognerebbe consumare
cinque chili di peperoni » ci dicono
gli « specialisti ».
Per cominciare, gli « specialisti » omettono,
forse volutamente, di dire che la quantità di
sostanze chimiche ingerite non è dovuta
ad un solo prodotto bensì ad una molteplice
quantità di prodotti. Pertanto, non
si tratta di sapere se « tre
chili di insalata al giorno » rischiano
di essere nocivi per la nostra salute bensì se
il frutto consumato il mattino, poi i cereali,
poi il succo di frutta, più gli alimenti
ingeriti durante la giornata, aggiunti a
quelli della sera, tutti coltivati ad alte
dosi di pesticidi, anticrittogamici ed erbicidi,
presentano un rischio per la nostra salute.
Un pò di
ottimismo
La buona notizia che ci apportano questi
test è che i prodotti distribuiti
sotto il marchio “bio” sono
realmente esenti da prodotti chimici. Favorire
questo tipo di prodotto farà bene
non solo alla terra che ne permette la
coltivazione, ma anche al nostro organismo. È sempre
una buona cosa soprattutto se si pensa
all’esplosione dei casi di cancro
negli ultimi vent’anni.
Un’altra buona notizia che ci rivelano
questi test è la (relativa) « buona
qualità » dei prodotti svizzeri
coltivati in modo « convenzionale » (con
prodotti chimici ma in quantità limitata).
Questo può condurci a riflettere sulla
politica agricola voluta dal Consiglio federale.
Ben inteso, gli accordi commerciali ed altri
imperativi economici mirano logicamente alla
soppressione, nel lungo termine, delle colture
nutrici del nostro paese, non sufficientemente
concorrenziali. Peraltro, la riflessione
che è stato chiamato a fare il Dipartimento
federale dell’economia nella revisione
della legge sulla protezione degli animali è abbastanza
esplicita. Alla domanda sul perchè è stato
concesso un periodo di transizione (così lungo)
di 20 anni agli allevatori bovini per sopprimere i « gioghi
elettrificati1 » dalle stalle,
la risposta aveva almeno avuto il merito
di essere chiara : « E’ semplice,
in previsione della cessazione di attività « naturale » del
3% di agricoltori all’anno, abbiamo
calcolato che tra 20 anni, non vi saranno
più aziende agricole che custodiranno
le mucche sotto questa forma » !
Prima che sia troppo tardi
Tuttavia, di fronte al cinismo delle nostre
autorità, noi (consumatori) faremmo
bene a riflettere all’interesse o
meno di salvaguardare la « sovranità alimentare » del
nostro paese. Sarebbe triste se un giorno
non dovessimo più avere altra scelta
che mangiare insalata o altri prodotti
pieni di sostanze chimiche, col pretesto
che la materia grigia è infinitamente
più redditizia dell’agricoltura
agli occhi delle finanze pubbliche. La
carne agli ormoni e gli OGM bussano alle
nostre porte e finiremo un bel giorno per
aprirle per via degli accordi commerciali
firmati. Quel giorno, senza un’agricoltura
ed allevamenti di prossimità di
cui si può controllare la produzione,
saremo obbligati ad ingurgitare quello
che ci verrà proposto. E tanto peggio
se la nostra salute ne fa le spese.
Le ditte farmaceutiche si stanno già strofinando
le mani.
(1) giogo elettrificato
collocato al di sopra del garrese dell’animale per
impedirgli di defecare nell'area di riposo,
pena uno shock elettrico. Questa procedura è stata
vietata nelle aziende agricole convenzionate « Bio
Suisse » solo nel 2002 ! |