Ottobre 2010

Sostegno alla petizione « No all’importazione di prodotti
di foca in Svizzera! »

Il lancio di questa petizione (de) (fr) fa seguito al rigetto da parte del Consiglio degli Stati il 20 settembre 2010, della mozione (09.3979) depositata dal Consiglio nazionale ed intitolata « Divieto di importazione di prodotti derivati dalla foca ».
Allorchè l’Unione europea vieta da luglio 2009, l’importazione di prodotti di foca – ad eccezione di quelli derivati dalla caccia tradizionale praticata dalle comunità inuite ed indigene a fini di sussistenza -, una parte del nostro Parlamento, con il sostegno del Consiglio federale, persiste nel rifiutare il divieto di questi prodotti, per via di un « rischio » di denuncia contro la Svizzera da parte di Canada e Norvegia presso l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC).
Le immagini che mostrano il massacro massiccio di foche sono sufficientemente sconvolgenti per sostenere un divieto conforme a quello già adottato dai nostri vicini europei i quali, diversamente da noi, non sembrano temere le gesticolazioni dei governi canadese e norvegese. Con le nostre firme, daremo al Parlamento la prova della nostra determinazione ad ottenere la cessazione di questo sinistro commercio.

Iter caotico delle azioni parlamentari

Il cammino intrapreso da questa azione volta a vietare il commercio di prodotti derivati dalla foca è emblematico delle azioni lanciate in Parlamento. È meglio non avere fretta ed aspettarsi di smarrirsi, in qualsiasi momento, nei meandri degli interessi personali dei nostri eletti.
La scissione tra il Consiglio nazionale ed il Consiglio degli Stati è molto marcata.
La camera del popolo (il Consiglio nazionale), che raggruppa 200 parlamentari, è sistematicamente giudicata troppo « confusionaria » o « agitata » dai membri del Consiglio degli Stati. C’è da dire che quest’ultimo, avendo 46 parlamentari, tiene sessioni più studiose. Ci si annoda la cravatta, si contratta cortesemente, e vi si rifiutano, spesso in modo un pò pedante, un gran numero di oggetti proposti dal CN.
Ne è un esempio, illustrato qui di seguito, il trattamento che ha subito per oltre due anni una mozione volta a tutelare animali contro un massacro abietto. Richiamiamo ancora una volta la necessità di sostenere eletti politici dotati di un minimo di coscienza e capaci di empatia. Tutti i partiti politici contano nelle proprie fila eletti con questo profilo. Prima di votare per un candidato, vale la pena verificare in che modo ha votato sulle tematiche relative alla protezione degli animali. I suoi voti sono generalmente pubblici e possono essere consultati sulla database del Parlamento « Curia vista » (www.parlament.ch/f/Suche/pages/Curia-Vista.aspx).

Cronistoria della mozione “Divieto di importazione dei
prodotti derivati dalla foca”


La mozione 08.3432 del Consigliere nazionale zurighese Ruedi Aeschbacher « No al commercio di prodotti derivati dalle foche massacrate in Canada » viene depositata il 13 giugno 2008.
La tematica genera subito una polemica in seguito alla diffusione di nuove immagini che mostrano l’uccisione di questi animali. Il testo richiama segnatamente che « tra 200 000 e 300 000 cuccioli di foca sono uccisi ogni anno in Canada, il più delle volte in modo abominevole. Il governo canadese ha fissato il contingente di caccia autorizzato per quest’anno a 275 000 animali. Ha parzialmente ceduto alle pressioni internazionali accettando che gli animali siano uccisi in modo un poco più "umano". In altri termini, gli animali uccisi a coltellate o mazzate devono essere dissanguati sul posto per non essere squartati quando sono ancora in vita. Questa prescrizione non è stata applicata, nè controllata nè rispettata in modo sistematico ».
La mozione viene adottata dal Consiglio federale il 10 settembre 2008 e dal Consiglio nazionale il 3 ottobre 2008. Viene poi trasmessa al Consiglio degli Stati per approvazione (ogni oggetto presentato all’uno o l’altro dei Consigli deve obbligatoriamente essere approvato dalle due camere federali).

La Commissione della scienza, dell’educazione e della cultura del Consiglio degli Stati (CSEC-CE) esamina la mozione alle fine del 2008. Se la commissione dichiara di « condannare i metodi crudeli utilizzati nella caccia alle foche », rifiuta però la mozione, dichiarando che « fa parzialmente capo ad argomenti inesatti e non possiede una conoscenza corretta della situazione giuridica attuale ». Ritiene che questa caccia che « è alla base stessa della vita di certi abitanti delle regioni polari » è « necessaria alla regolazione delle specie », ed il suo divieto « non è difendibile ». Per questi motivi, la commissione preferisce assoggettare questo commercio « a regole severe in termini di protezione degli animali ». La commissione respinge la mozione, ma ne deposita una nuova (09.3355) il 30 marzo 2009  intitolata «Regolamentazione relativa al commercio di prodotti derivati dalla caccia alle foche». La mozione incarica il Consiglio federale di « modificare le basi legali in modo che l’importazione, il transito, il commercio ed il trattamento di prodotti derivati da foche siano vietati in Svizzera, nella misura in cui tali prodotti non provengono da una caccia autorizzata e controllata dallo Stato e si è svolta palesemente nell’osservanza delle norme applicabili alla protezione degli animali ».
Il 20 maggio 2009, il Consiglio federale « saluta l’orientamento difeso dalla mozione », che « esige una regolamentazione più pragmatica » rispetto alla mozione 08.3432 del consigliere nazionale Aeschbacher. Il Consiglio federale sottolinea che « il divieto globale del commercio a base di prodotti di foca attualmente all’esame dell’Unione (UE) è contestato in seno all'OMC ».

Il 17 luglio 2009, il Parlamento europeo adotta una normativa che vieta l’importazione di prodotti derivati dalla foca nell’UE, tranne i prodotti derivati da una caccia tradizionale praticata dalle comunità inuite ed indigene a fini di sussistenza.
La CSEC-CE ritira la sua mozione 09.3355, per poi depositarne un’altra (09.3739) il 27 agosto 2009 intitolata « Regolamentazione relativa al commercio di prodotti derivati dalla caccia alle foche ». Questa mozione riprende il contenuto della precedente, aggiungendovi però una disposizione che prevede la presa in conto degli accordi bilaterali con l’UE. La mozione è adottata il 24 settembre 2009 dal Consiglio degli Stati, che la trasmette al Consiglio nazionale.
La CSEC-CN la respinge all’unanimità il 5 novembre 2009. Nei suoi considerando, la commissione ritiene appropriata la regolamentazione del Parlamento europeo e sostiene le disposizioni emanate. Ritiene che la legislazione svizzera debba orientarsi nella stessa direzione dell’UE non solo per garantire la salvaguardia delle foche, ma anche per evitare che la Svizzera diventi, data la sua situazione geografica, una piattaforma di commercio dei prodotti derivati dalla foca in Europa. Per questi motivi, la CSEC-CN deposita una nuova mozione (09.3979) intitolata « Divieto di importare prodotti derivati dalla foca ». Incarica il Consiglio federale di modificare le basi legali, conformemente alla nuova legislazione adottata dall’UE.

Il 13 gennaio 2010, il Consiglio federale propone di respingere la mozione 09.3979 della CSEC-CN, sostenendo che la legislazione adottata dall’UE è oggetto di una denuncia presentata presso l’OMC dal Canada (2 novembre 2009) e dalla Norvegia (5 novembre 2009).
Il Consiglio federale si dichiara invece disposto ad accettare la mozione 09.3739 della CSEC-CE, « che contribuirà a conseguire l’obiettivo di una caccia rispettosa delle foche tramite provvedimenti che ostacoleranno in misura minore il commercio ».
Il 29 settembre 2010, in seguito ai pietosi interventi della Consigliera federale Doris Leuthard e del Presidente della CSEC-CE Theo Maissen, che brandivano la minaccia di un’ipotetica denuncia del Canada e della Norvegia presso l’OMC contro la Svizzera, il Consiglio degli Stati respinge la mozione 09.3979 della CSEC-CN con 19 voti contro 16.