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Dicembre 2011

L’Europa ultima della classe

Agosto 2009 – Annunciato in gran pompa in occasione del 7° Congresso mondiale dei metodi alternativi a Roma (WC7), un fondo speciale di 50 milioni di euro avrebbe dovuto permettere di sviluppare i metodi sostitutivi necessari in vista del divieto, a partire da marzo 2013, degli ultimi tre test sugli animali tuttora autorizzati (1).
Il fondo mirava principalmente la ricerca sulla « tossicità sistemica a dose ripetuta », studio inteso a prevedere la tossicità dell’utilizzazione ripetuta, sul lungo periodo, della sostanza testata.
Finanziato in parti eguali dalla Commissione europea e dalla Colipa (2), l’Associazione europea dei fabbricanti di cosmetici, questo fondo apriva prospettive incoraggianti per lo sviluppo delle alternative ai test in vivo. I gruppi di ricerca che intendevano sollecitare un finanziamento dovevano seguire le direttive seguenti:

- sviluppo di dispositivi di simulazione di organi;
- utilizzazione di cellule bersaglio basate su cellule umane;
- definizione di nuove soglie di effetto tossicologico e marcatori intermedi;
- tecniche di modellizzazione in silico;
- utilizzazione di approcci sviluppati in biologia dei sistemi ed analisi integrata dei dati e servizi scientifici.

Erano recepibili soltanto i progetti che non implicavano test su animali vivi. Ed i risultati dovevano presentare un certo interesse non solo per l’industria cosmetica ma anche per le industrie chimiche e farmaceutiche.
Come si può vedere si tratta dunque di un eccellente progetto, la cui portata oltrepassava il quadro della Direttiva cosmetici, in quanto rivolto anche a procedure obbligatorie di test con centinaia di migliaia di animali, quali quelli previsti dalla normativa REACH (3).

Agosto 2011 – L’entusiasmo si spegne quando la Colipa presenta i progressi compiuti nel corso dell’8° Congresso mondiale dei metodi alternativi (WC8) a Montreal.
I 7 progetti finanziati dal fondo, intitolato « Towards the replacement of repeated dose systemic toxicity testing in human safety assessment », sono stati avviati soltanto nel gennaio 2011. Iniziata con ritardo nel 2009, allorchè il futuro divieto dei test era conosciuto fin dal 2003, la possibile messa a punto di metodi sostitutivi per il 2013 si rivela oramai più che improbabile. Tanto più che i progetti selezionati, che riuniscono oltre 70 università europee ed istituti privati, hanno fino al 2015 per la consegna dei lavori. Ciò che di fatto implica che una soluzione per la scadenza fissata al 2013 non entrava in considerazione. Un’altra sorpresa è che i progetti sono per lo più mirati sulle cellule staminali, settore di ricerca fortemente concorrenziale in cui gli Stati Uniti cominciano ad implicarsi. Se l’interesse delle cellule staminali per la ricerca medica è dimostrato, non si può dire la stessa cosa per i test di tossicità data la difficoltà di indurre e controllare la differenziazione delle cellule in vitro. Inoltre le cellule staminali generalmente non presentano la morfologia e la funzione degli organi bersaglio. E’ probabile che in futuro questi problemi trovino una soluzione, ma certamente non nel breve termine.
Al contrario, sono già disponibili tecnologie che consentono di ricostituire i tessuti umani. Si tratta per esempio di equivalenti di pelle umana in vitro, di colture di epatociti, tessuti polmonari o modelli oculari in 3D. Alcuni di questi modelli di tessuti umani possono già essere mantenuti in coltura per diversi mesi, ciò che consente precisamente di effettuare test di tossicità a dose ripetuta. Dunque è particolarmente incomprensibile che i gruppi di ricerca che già propongono una tecnologia progredita siano stati « bocciati » a favore di una ricerca tuttora molto incerta.
Ed infine, sviluppare un metodo è una cosa, validarlo è tutt’altra cosa. Per poter essere utilizzato in una procedura regolamentare, il metodo deve seguire un processo di validazione che dura parecchi anni. Ad esempio ci sono voluti più di 10 anni al laboratorio Episkin per far validare il suo test cellulare per l’irritazione cutanea, presso l’autorità competente, ossia il Centro europeo di validazione dei metodi alternativi (CEVMA).

Sembra dunque chiaro che l’obiettivo non fosse sviluppare metodi sostitutivi in previsione del 2013, bensì sostenere gli interessi particolari promuovendo lo stato della ricerca europea di fronte alla concorrenza internazionale, in un settore in cui teme di essere in ritardo. La mancata volontà di rispettare gli obiettivi europei sui cosmetici trapela peraltro dal rapporto della Commissione nel Parlamento europeo  « sulla messa a punto, la validazione e l’accettazione legale di metodi che possono essere sostituiti alla sperimentazione animale nel campo dei cosmetici » comunicato il 13 settembre 2011.

« Stando agli esperti, la messa a punto di una strategia di sperimentazione durerà più di dieci anni »

Nel rendere conto delle conclusioni del gruppo di esperti incaricato di analizzare la situazione e definire un calendario realista, la Commissione annunciava già l’impossibilità di rispettare le scadenze senza preoccuparsene più di quel tanto. Nel migliore dei casi, l’Ue dovrebbe disporre di metodi sostitutivi tra 5 anni per certi test, tra 7, 10 e 15 anni per altri test. Nel suo rapporto, la Commissione conclude : « La Commissione sta attualmente esaminando tutte le piste e deciderà dell’opportunità di presentare una proposta al Parlamento europeo ed al Consiglio per quanto riguarda la scadenza del 2013 in base ai risultati dell’analisi di impatto precitata ». Il seguito, lo conosciamo. Il Parlamento europeo dovrà prossimamente approvare il rinvio del divieto al 2023.

 

Note :

1) La direttiva europea cosmetici vieta i test sugli animali dal 2009, tranne i test di tossicità a dose ripetuta, i test di tossicità per la riproduzione ed i test di tossicocinetica per i quali è previsto un termine supplementare. Il loro divieto è previsto per l’11 marzo 2013.

2) La Colipa si chiama « Cosmetics Europe » da gennaio 2012

3) La normativa Reach, entrata in vigore nel giugno 2007, obbliga le industrie chimiche a dimostrare l’innocuità, in particolare tramite test sugli animali, dei prodotti presenti sul mercato dal 1981 e tuttora in vendita.

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Firmate la petizione e dite di no ai cosmetici testati sugli animali

Indetta nella primavera del 2011 dall’ECEAE, la petizione chiede al Parlamento europeo di rifiutare il rinvio al 2023 del divieto degli ultimi test sugli animali per i prodotti cosmetici. Inizialmente fissato all’autunno 2011, il termine ultimo della petizione è stato prorogato e rimane d’attualità fintanto che la votazione non sarà stata iscritta all’ordine del giorno degli eurodeputati, ciò che dovrebbe intervenire entro l’estate 2012.
Nell’attesa, grazie di continuare a sostenere la petizione e di farla firmare. Sono già state raccolte 176'000 firme ed ogni firma è importante ! E’ possibile firmare la petizione on-line:
www.nocruelcosmetics.org


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News

Febbraio 2016

Test su animali per i prodotti cosmetici prossimamente vietati in Corea del Sud

La Corea del Sud mira al divieto di tutti i test sugli animali per la fabbricazione di prodotti cosmetici nel 2018. Il divieto riguarderà sia i prodotti finiti che gli ingredienti che entrano nella composizione dei prodotti.
Questo tipo di divieto per il momento vige soltanto in seno all’Unione europea, in Israele, Norvegia e Nuova Zelanda.

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