N° 105/08 – Reclamo del
29 dicembre 2007
Spettabile Commissione,
Abbiamo ricevuto la vostra lettera
in merito al reclamo del Sig. M. Monnier nei nostri confronti, relativamente al
poster « Solo i mostri indossano ancora la pellicia » e
ve ne ringraziamo.
La Lega svizzera contro la vivisezione
(qui appresso LSCV ), fondata nel 1892 ed il cui foro giuridico è Ginevra, è un’associazione
riconosciuta di utilità pubblica, ai sensi dell’articolo
60 del Codice civile svizzero, e non persegue alcuna attività commerciale.
• Alla lettura dell’articolo sulla lealtà commerciale,
notiamo che l’art.1.4 sancisce cha «la propaganda
d’utilità pubblica o religiosa non è ritenuta
comunicazione commerciale». Pertanto il regolamento non
si applica alla LSCV che è un’organizzazione di
utilità pubblica. Inoltre, l’art.3.5 intitolato «Pubblicità comparativa» non
può essere invocato dal pellicciaio, in quanto non esiste
alcun raffronto tra due prodotti.
• Il pellicciaio non può sostenere di essere stato
toccato nella misura in cui ( 1 ) il gruppo di persone che indossano
pellicce è troppo ampio perchè ogni singolo individuo
che lo compone possa sentirsi ferito nel suo onore e ( 2 ) il
poster non fa alcun riferimento ai fabbricanti di pellicce. Dal
canto nostro, ci riferiamo ad una decisione del Tribunale federale
( STF 100 IV 43 ) che è giunto alla conclusione seguente: «l’attacco
generale contro una vasta collettività di persone presa
nel suo insieme o nella sua universalità non è atta
a ledere l’onore di ciascuno degli individui che vi appartengono,
se nessuna delimitazione consente di identificare un gruppo più ristretto
che si distingue dall’insieme».
• Comunque sia, il poster non può essere ritenuto
fallace ed inutilmente offensivo. Questo poster non è sleale
poichè non si tratta di una pubblicità informativa
contenente informazioni errate sul prodotto. Peraltro, non si
può ritenere che si tratti di una pubblicità inutilmente
offensiva in quanto lo scopo di questo poster è suscitare
una reazione forte presso il pubblico, un interrogativo, una
rimessa in causa. Questo poster vuole indurre la gente ad interrogarsi
e prendere posizione, in un modo o in un altro, relativamente
alla questione della pelliccia. Indossare una pelliccia implica
che si prenda una responsabilità di cui la gente deve
essere consapevole.
• Quanto all’espressione «mostro», rievoca una persona
dall’aspetto spaventoso. Può inoltre evocare la bruttezza e la
crudeltà. Si contrappone all’immagine offerta dalla pubblicità per
la pelliccia, che si può vedere sui cartelloni pubblicitari, sulle riviste,
nei media, durante le sfilate di moda. La donna che indossa la pelliccia è presentata
come simbolo della bellezza, dell’eleganza, della femminilità.
• Il querelante ha peraltro formulato la querela in termini
molto generici, pur avendo allegato un lungo documento; inoltre,
non ha saputo dimostrare per quali motivi il nostro poster è fallace
o inutilmente offensivo.
• Attraverso questo poster, ci avvaliamo nè più nè meno
che del nostro diritto alla libertà di espressione.
Ci preme inoltre comunicarvi le informazioni seguenti :
1. La produzione e la valorizzazione di prodotti derivati a base
di pelliccia, non scauriscono da alcuna tradizione in Svizzera
e le metodologie di allevamento di animali selvaggi, come tuttora
praticati per la produzione di pelliccia, sono vietati in Svizzera
da 30 anni.
La Legge sulla protezione degli animali (LPA), votata dal popolo
svizzero ed entrata in vigore nel 1978, sancisce segnatamente
il principio secondo il quale qualsiasi detenzione deve prendere
in considerazione i bisogni specifici di ogni specie animale
detenuta. Questo principio è stato ulteriormente ribadito
dal Parlamento federale, ad una larga maggioranza al momento
dell’accettazione della revisione completa della LPA nel
2005. Teniamo inoltre a ricordare che sono videoregistrazioni
particolarmente insopportabili, in cui si vedono animali picchiati
e squartati vivi sui mercati cinesi nel 2005, ad aver indotto
il Parlamento a far vietare espressamente l’importazione
di pelli di cani e gatti in Svizzera.
Nulla nell’allevamento di questi animali selvaggi, quale
praticato per esempio in Russia, Canada ed ora in un numero crescente
di paesi asiatici, risponde realmente ai bisogni delle specie
animali detenute. I pellicciai possono citare qualche studio
scientifico che minimizza l’impatto negativo di queste
condizioni detentive sugli animali, ma questi studi restano comunque
marginali a fronte di quelli che li condannano. Pertanto, se
la vendita di certe pellicce è effettivamente autorizzata
in Svizzera, le materie prime che ne scaturiscono sono, nella
maggior parte dei casi, ricavate con modalità produttive
proibite in Svizzera.
2. Sostenere, come fa il querelante, che degli animali possano
essere cacciati ed uccisi per evitare che diventino nocivi non
poggia su alcun fondamento solido ed è nè più nè meno
che una valutazione soggettiva.
La gestione della fauna non è soltanto propria ad ogni
Paese, bensì anche ad ogni singolo cantone svizzero: tutti
dispongono di regolamenti specifici in materia di specie che
si possono cacciare o ritenute «nocive». Facciamo
presente che il cantone di Ginevra ha vietato la pratica della
caccia più di 30 anni fa. Una gestione rigorosa ed un
riassetto dei biotopi hanno consentito di riequilibrare la fauna
e l’intervento umano è oggi ridotto al minimo. È in
atto soltanto una regolazione dei cinghiali1 principalmente
a causa delle pressioni degli agricoltori in una zona ricca di
appezzamenti viticoli.
Dunque, nell’arco di 30 anni, questo cantone non ha subito
alcuna invasione di questi animali seppur dichiarati “nocivi” nei
cantoni limitrofi.
Sottolineiamo inoltre che associare
la professione di pellicciaio allo smaltimento di un prodotto
proveniente dalla caccia, come sostiene il querelante, è falso. SwissFur indica che « il
90% delle pelli utilizzate dal settore della pelliccia proviene
da aziende agricole o allevamenti ». E’ comunque
palese che raggruppando soltanto una cinquantina di pellicciai
svizzeri o commercianti specializzati nella pelliccia, SwissFur
non può essere rappresentativa di questo commercio in
Svizzera. Tuttavia, le statistiche periodicamente pubblicate
denotano che la provenienza delle pelli ricavate dalla caccia
e dalle trappole rappresenta annualmente soltanto il 20 - 25%
del mercato mondiale della pelliccia.
3. Il querelante sostiene inoltre
che il commercio della pelliccia è in
crisi. Consultando le statistiche della Federazione internazionale
della pelliccia2, si scopre con rammarico che invece questo commercio
registra dal 1998 un incremento costante delle vendite. Se alcuni
mestieri connessi al commercio della pelliccia tendono a scomparire
in Svizzera, sembra più realistico pensare che questo
derivi piuttosto da un disinteresse per questa sinistra attività.
Tuttavia, se le nostre campagne informative sono riuscite a consapevolizzare
la giovane generazione sulla crudeltà cui questo commercio
fa capo, e ad incitarla ad imboccare un’altra via professionale,
potremo dire che le nostre azioni hanno avuto un impatto positivo
e non possiamo che rallegrarcene.
Ringraziamo per la cortese attezione
e cogliamo l’occasione
per porgere distinti saluti.
Thônex, 21 gennaio 2008
Note :
1 Statistiche dei tiri di regolazione dei mammiferi effettuati
nel cantone di Ginevra:
2006 : cinghiali (157), volpi (4), lepri (5), gatti (5)
2005 : cinghiali (178), volpi (3), lepri (2), gatti (3)
Fonti: SFPNP, Dipartimento del Territorio, Ginevra
2 La pelliccia nel mondo : un mercato in crescita
Stando all’ultima inchiesta svolta dall'IFTF, sull’esercizio
2003/2004, le vendite complessive di pellicce, ornamenti ed accessori
nel mondo rappresentano nel 2005 un importo di 12,77 miliardi
US $. Questa cifra ha registrato un incremento del 9,1 % rispetto
all’anno precedente. Le vendite sono aumentate costantemente
dal 1998, anno in cui l’IFTF ha svolto questa inchiesta
tra i suoi membri : 9,143 miliardiUS $ nel 2000, 11,7 nel 2004
e 12,77 nel 2005.
Fonti: Federazione internazionale della pelliccia
http://www.federationnationaledelafourrure.fr/index.php?id_page=5&lang=fr#monde |