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Giugno 2008 - Querela di un pellicciaio contro la campagna anti-pelliccia 2007 della LSCV

Respinta l'istanza di « Le Tigre Royal »

Lo scorso gennaio abbiamo ampiamente riferito sulle querele sporte nel dicembre 2007 da questo pellicciaio di Neuchâtel, contro la nostra campagna di affissione nonchè quella della SPA di Neuchâtel (SPAN), in cui sosteneva che « denigrano » la pelliccia « con affermazioni fallaci ed inutilmente offensive ».

Nella sua decisione notificata il 19 maggio 2008, la Terza Camera della Commissione Svizzera per la Lealtà ha respinto queste due querele, per i motivi pubblicati qui appresso.
Allorchè SwissFur si vantava sul suo sito Internet di aver vinto la causa contro la campagna anti-pelliccia portata avanti da un organismo svizzero tedesco di protezione degli animali nell'ottobre 2007, non siamo a conoscenza che abbia comunicato questa notizia. "Le Tigre Royal" non ha fatto ricorso contro questa decisione entro i 20 giorni impartiti.

Zurigo, 29 maggio 2008

N° 105/08
Au Tigre Royal SA contro Lega svizzera contro la vivisezione e per i diritti dell’animale

La Terza Camera della Commissione svizzera per la Lealtà, dopo esame della querela del 29 dicembre 2007 e della presa di posizione del 21 gennaio 2008,

Considerato che:

-La querela denuncia due manifesti del convenuto. Uno comporta il seguente messaggio esclusivamente testuale: « I MASSACRI DI ANIMALI PER LA MODA, NO GRAZIE! ». L’altro rappresenta un dinosauro impellicciato con il testo: « Solo i MOSTRI indossano ancora la PELLICCIA». Si tratta di sapere se questo genere di pubblicità è inutilmente offensiva ai sensi dell’articolo 3, lettera a, della Legge federale contro la concorrenza sleale LCS.

-Le due parti convenute chiedono il rigetto della querela in nome del diritto alla libertà di espressione. La LSCV rinvia alla giurisprudenza del Tribunale federale e ad una sentenza del Pubblico Ministero bernese che aveva dichiarato lecito uno spot televisivo in cui si poteva vedere un animale ferito intrappolato, con il messaggio: « Piuttosto nuda che in pelliccia ». La LCS pertanto non si applica, a loro avviso, tenuto conto della preponderanza della libertà di espressione garantita dalla Costituzione. Inoltre, non vi è infrazione alla LCS per il fatto che le loro affermazioni non sono nè inesatte, nè fallaci, nè inutilmente offensive.

-Il messaggio  « I MASSACRI DI ANIMALI PER LA MODA, NO GRAZIE! » non comporta alcun biasimo nei confronti di un pellicciaio in particolare. Si tratta di una semplice dichiarazione di opinione tutelata dalla libertà di espressione garantita dalla Costituzione e valida anche nella comunicazione commerciale, e che non contravviene alle regole della lealtà.

-Nel caso del manifesto intitolato « Solo i MOSTRI indossano ancora la PELLICCIA », occorre stabilire correttamente il limite tra libertà di espressione e limiti della LCS. La nozione di mostri è indubbiamente degradante per la clientela dei pellicciai, dunque anche per questi ultimi. Le dichiarazioni, anche degradanti, che influiscono sulle condizioni di concorrenza non sono però tutte sleali. Occorre anzitutto che le « affermazioni inutilmente offensive » ai sensi della LCS (articolo 3, lettera a), raggiungano un certo grado di gravità. Secondo il parere della Terza Camera incaricata di esaminare questo caso, tale grado di gravità non è raggiunto. Si tratta indubbiamente di un’espressione estrema secondo il parere stesso della parte convenuta, ma non denigra i clienti del querelante, in quanto la parola « mostro», pur avendo una connotazione negativa, si presta a diverse interpretazioni.

-Di conseguenza, la querela è da respingere in entrambi i casi.


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